lunedì 9 marzo 2009

FSM 2009 a Belem (Parà - Brasile)

Cari amici, per raccontarvi un po' dell'esperienza al Social Forum di Belem, vi riporto il testo di un articoletto che avevo preparato per alcuni organi di stampi locali. Buona lettura!

Dopo aver seguito “a distanza” alcune delle recenti edizioni del FSM (in particolare Mumbay 2004 e Nairobi 2007, dove una delle associazioni a cui appartengo – Beati i costruttori di pace – era presente nelle iniziative per la smilitarizzazione e l’anti-prolificazione nucleare), ho avuto finalmente l’occasione di parteciparvi direttamente, non solo come visitatore, ma attivamente coinvolto in una delle decine di campagne (internazionali o locali) promosse anche da questo Forum. Da circa un anno, infatti, sono stato coinvolto da un mio amico missionario comboniano da un anno e mezzo presente ad Açailandia, nel nordeste del Brasile - in una campagna di pressione nei confronti di una delle più grandi multinazionali minerarie e siderurgiche del mondo (la Vale do Rio Doce) che proprio da quelle regioni del Brasile sta da anni “succhiando” enormi quantità di ferro senza contribuire ad un effettivo sviluppo della zona e anzi peggiorando il livello di qualità di vita delle popolazioni locali e dell’ambiente (per saperne di più sulla campagna: www.justicanostrilhos.org).

Atterrato a Belém, il calore brasiliano si è fatto subito sentire, non solo nel clima (caratterizzato anche da quotidiani acquazzoni pomeridiani che davano sollievo per qualche ora), ma anche nell’accoglienza festante della variopinta città, situata alle porte dell’Amazzonia, luogo simbolo della conquista e dello sfruttamento coloniale - prima francese e inglese e poi portoghese - ma anche punto di incontro fra la cultura afro delle popolazioni Quilombo (discendenti degli schiavi africani) e degli indios provenienti dalla vicina foresta amazzonica (o da quel che ne rimane).
Fin dal primo giorno (il 27 gennaio), quando una gran parte (circa 50 mila persone) dei partecipanti al Forum ha attraversato le vie principali i Belém con un lungo e coloratissimo corteo inaugurale, si è capito che la città era pronta – almeno emotivamente - ad ospitare i 4 giorni di incontri, seminari, dibattiti, feste, corse, concerti e celebrazioni religiose (gli eventi programmati erano più di 2300!).
Nonostante le critiche mosse alla scelta della città come sede del Forum, l’organizzazione ha saputo gestire molto bene l’evento dall’inizio alla fine e anche se i posti letto disponibili presso le strutture alberghiere non erano sufficienti, l’ospitalità offerta da molti cittadini nello loro case private ha dato occasione ai partecipanti di entrare maggiormente in contatto con la popolazione e la realtà locali –anche quella più povera – che altrimenti avrebbero rischiato di essere tagliate fuori dagli eventi.
Bisogna però riconoscere anche le eccezionali misure di sicurezza adottate dal governo locale e federale per garantire l’incolumità dei partecipanti sia nei luoghi del forum (i due campus universitari della città) sia nel centro storico e nei quartieri periferici, sfortunatamente noti per gli episodi di criminalità quotidiani. L’augurio è che tale livello di sicurezza (a volte con ostentazione eccessiva da parte della polizia) possa essere mantenuto anche dopo l’evento internazionale, ma purtroppo già si sa che non sarà possibile...

La copertura mediatica a livello nazionale e continentale, al contrario di quella straniera, è stata garantita dalla presenza di diversi giornalisti e operatori TV, a testimonianza del grande interesse dimostrato verso il Forum, nel corso degli anni, sia dall’opinione pubblica che dalla classe politica brasiliana e latinoamericana. Non perché il FSM offra spazio ai governi o alle campagne partitiche (iniziative espressamente vietate dal regolamento del Forum), ma perché è innegabile che lo stesso Lula (presidente del Brasile) e alcuni dei ministri del suo Governo, ma anche Morales (presidente della Bolivia), Chavez (presidente del Venezuela), Correa (presidente dell’Ecuador) e Lugo (neo-presidente del Paraguai) abbiano sempre guardato al FSM come ad un evento ispiratore per le proprie politiche sociali (Evo Morales ha da sempre accompagnato la lotta per i diritti dei popoli indigeni fin dalle prime edizione del Forum a Porto Alegre), tentando di applicarne le proposte.
Ed anche per questo, il 29 gennaio, i cinque leader sono stati invitati ad un incontro pubblico di confronto, fra di loro e con il pubblico del Forum, che conferma l’apertura della politica di diversi paesi latinoamericani alla partecipazione popolare diretta.

Obiettivamente però, bisogna anche riconoscere che questa edizione del Forum è stata la meno “mondiale” delle ultime edizioni sia per quanto riguarda le provenienze dei partecipanti (la maggior parte sudamericani e brasiliani) sia per i temi discussi, che facevano per lo più riferimento alle questioni indigene e ambientali dell’Amazzonia e della regione andina e all’impatto dell’industria mineraria e agroindustriale in tutto il continente (ricordando anche coloro, come Chico Mendes e – recentemente - Suor Doroty, che hanno dato la vita per la difesa dell’ambiente e delle popolazioni oppresse dall’espansione del latifondo).
Non sono però mancati anche ampi spazi alla questione palestinese (così come al diritto di esistenza di altri popoli che non hanno ancora uno Stato riconosciuto), ai cambiamenti climatici e ai rischi legati alla corsa verso i cosiddetti “bio-combustibili” che mettono a rischio la sicurezza alimentare di molti paesi, primi fra tutti quelli africani.

Anche il diritto alla spiritualità, alla liberta di culto e alla riscoperta dei legami tra fede e natura sono stati un tema centrale del Forum, che ben si è “sposato” con la vitalità e la profezia della Teologia della Liberazione (TdL), ancor oggi viva e seguita da molti fedeli del continente sudamericano. Ben lo testimonia la presenza numerosa di religiosi e religiose accorsi non solo per ascoltare gli interpreti più attuali della TdL (Leonardo Boff, Frei Betto, José Comblin), ma anche per arricchirsi delle alternative culturali, sociali ed ecologiche proposte in molti seminari ed eventi (era presente anche la Caritas italiana con un seminario su “Conflitti e giustizia ambientali: una sfida per il futuro”).

Pur avendo provato spesso la sensazione di disorientamento di fronte a tanta offerta di proposte ed iniziative, è stata una grande emozione poter diventare testimone – anche se per pochi giorni - dell’impegno e dell’entusiasmo di chi pensa che un altro mondo non è “solo” possibile (come annunciato fin dalle prime edizioni del FSM), ma anche necessario è soprattutto urgente! E questo altro mondo possibile è già in costruzione nelle scelte di resistenza e lotta di molti popoli, gruppi indigeni, comunità e famiglie che scelgono di non aderire a-criticamente al modello di sviluppo che mette al centro il capitale, la finanza speculativa, lo sfruttamento ambientale, l’omologazione culturale…e propongono perciò scelte di economia solidale, lottano per la difesa dell’ambiente e richiedono il pagamento dei “debiti” ambientali generati dalle grandi multinazionali, così come una maggiore considerazione per i popoli originari e le loro culture, non solo per le ricchezze naturali che si trovano sui loro territori.

Certo, le proposte che emergono al Forum hanno bisogno di essere declinate nel contesto di vita di ogni persona e applicate nel quotidiano, entrare nelle scelte di ogni singolo e nelle politiche dei governanti, non solo richiamate ogni tanto. Ma è stato importante anche ritrovarsi per rilanciare con entusiasmo l’impegno di molti. Soprattutto in questo momento in cui c’è il rischio che, in nome della crisi economica globale, si metta da parte l’impegno per un mondo migliore, per una maggiore solidarietà e fratellanza universale, a partire dal capitale insito nell’Umanità e nella ricchezza delle sue tante differenze ed espressioni.