Chimoio, 19 novembre 2008
Ciao a tutti, come state?...Grazie, anch’io sto bene!
…no tranquilli, non sono impazzito, tentavo solo di rendere la formula tipica (Ola, como esta?...Obrigado, eu 'tou bem tambem!) del saluto mozambicano in cui la persona che ti saluta chiede sempre come stai, ma spesso non aspetta nemmeno la tua risposta e ringrazia, aggiungendo che anche lui sta bene…ma a lui interesserà davvero come sto?!
Mah, dopo undici mesi di convivenza ancora non ho capito il significato nascosto del saluto, ma ormai ho assorbito la formula e mi ritrovo a usarla con vari interlocutori anche stranieri…
Ovviamente il saluto può essere anche solo l’inizio di una conversazione più lunga, ma non necessariamente profonda…solo convenevoli, i mozambicani sanno essere anche sbrigativi!
Ebbene sì, sono passati già 11 mesi dal primo passo in questa terra e ora manca giusto un mese al rientro… Inutile nascondere la malinconia: nonostante le fatiche, le inefficienze fastidiose, il caldo appiccicoso, la estenuante burocrazia, la politica paternalistica e il clientelismo dilagante, mi dispiacerà lasciare questa terra e soprattutto la sua gente…spero che non sia per sempre, ma sarà importante anche rientrare nella nostra (povera) Italia e rileggere questa bella esperienza anche dal “di fuori”.
Questa volta non mi dilungherò a raccontarvi delle varie avventure, delle scoperte o della situazione socio-politica…anche perché nelle ultime settimane tutti erano concentrati sulla campagna politica in corso per le elezioni municipali che sono in corso proprio oggi. Domenica scorsa si era chiuso il carosello quasi mono-partitico dominato dalla FRELIMO che si serve della gente nelle strade e nelle piazze per far sventolare le sue bandiere e i manifesti del candidato sindaco, senza mai accennare ad uno “straccio” di programma…e i “deboli” oppositori (della RENAMO e del PDD) a fare solo da invisibile contorno “democratico”.
Vi parlerò piuttosto delle persone più simpatiche (e buffe) e significative che ho conosciuto in questi mesi e con cui ho condiviso parte di questa esperienza e che spero di non dimenticare mai…
Quelle che più mi hanno colpito non sono stati tanto i colleghi mozambicani o stranieri, con i quali i rapporti sono sempre un po’ “filtrati” dalla formalità professionale, quanto le persone con cui ho interagito al di fuori del mondo del lavoro…fra i quali ci sono alcuni amici davvero in gamba!
Iniziamo da D., la gigante “empregada” (= donna delle pulizie) dei miei amici di Maputo, dove ho risieduto per qualche tempo: si tratta di una donna puntualissima e precisissima (due doti rarissime per un cittadino mozambicano), imponente nella figura e nel modo di muoversi, ma dolce e apprensiva nel modo di rapportarsi anche con i padroni di casa, quasi una mamma di tutti.
D. è stata scelta dal mio amico Igor fra un gruppo di ragazze che uscivano dal carcere per tentare il reinserimento nella società. Ha voluto darle una possibilità di riscatto e ci sta riuscendo in pieno!
D. mi ha sempre lavato e stirato la roba con precisione e puntualità “materne”, riuscendo benissimo a distinguere le mie cose da quelle degli altri 2 inquilini maschi!
Ricorderò le sue bonarie sfuriate per chi lasciava “troppo” in disordine la casa, e i suoi commenti sul fatto che – come italiani – mangiassimo troppa pasta e formaggio…
Si dice che nei momenti di relax durante i lavori, usi accovacciarsi sul letto di Igor per guardarsi le telenovelas brasiliane del primo pomeriggio…considerata la mole, l’immagine che ci siamo fatti è piuttosto divertente! Ma la sua signorilità e migliorata di giorno in giorno dall’inizio del contratto.
Purtroppo D. ora ha scoperto di essere sieropositiva (come purtroppo capita ad un percentuale ancora troppo alta della popolazione), ma per fortuna il carico virale è ancora ad un livello piuttosto basso e i farmaci antiretrovirali (e una buona alimentazione) le stanno già facendo effetto. Il paradosso è che con quella carica virale relativamente bassa non risulta idonea a ricevere gratuitamente la cura…ma la fitta rete di amici a Maputo la sta aiutando in questo.
Un altro “personaggio” che non potrò dimenticare è Feliciano, il domestico-guardiano-“tutto fare” che abbiamo (io e la mia coinquilina) qui a Chimoio. Me lo sono ritrovato praticamente “in dotazione” nella casa dato che era già uno dei domestici dei proprietari della casa (che non sono ricchi, ma che si possono permettere di mantenere 2 empregadi, visto il basso salario con cui vengono remunerati: normalmente non più di 800Mts, 30$ al mese…noi ovviamente li paghiamo almeno il doppio) e fin dall’inizio si è dimostrato subito accogliente e socievole.
Feliciano non sembra proprio un mozambicano, vista la sua puntualità e precisione nel fare i lavori di casa, nello lavare e stirare i vestiti, nel prevedere i tuoi bisogni...sempre con il sorriso sulle labbra e la battuta pronta. Forse durante il turno di guardia notturno (secondo me non necessario, ma voluto dalla mia coinquilina) ogni tanto si appisola più a lungo del necessario, ma è sufficiente preparagli una buona tazza di caffè prima della mezzanotte per aiutarlo a vigilare e sopportare la frescura della notte (meglio ancora se con il caffè c’è anche un pezzo di pizza, di cui va ghiotto!)
Non averi mai voluto avere un empregado e un guarda per casa, mi sembrava troppo da patrão (padrone), ma è vero che in una realtà in cui il 20% della popolazione è disoccupata ogni occasione di impiego è importante. E Feliciano, oltre ai suoi tre figli, ha anche una serie di nipoti semi-orfani da mantenere. E con questo anno di lavoro extra riuscirà a sistemare il tetto della sua casetta e – forse – cementare il pavimento di terra battuta.
Il suo impegno e gentilezza sono davvero lodevoli, degni di fiducia e sono contento che non c’è voluto troppo ad instaurare una rapporto quasi alla pari, sentendolo più come un amico che come un dipendente.
Josè invece, che si alterna con Feliciano nelle guardie notturne, è un tipo molto più dimesso e timido, ma così contento del suo primo impiego con un “patrão branco” che si è assunto subito la responsabilità di arrivare puntuale e usa salutare tutte le persone che vengono a trovarci con ossequiosa gentilezza, togliendosi sempre il berretto prima di stringere la mano… Con i primi salari si è comprato una bicicletta per poter ottimizzare i tempi di spostamento tra la casa e il campo (dove lavora di giorno) e la nostra casa.
Mi ricorderò Edgar, un giovane tecnico locale del ministero del Turismo, con cui abbiamo lavorato a maggio nella riserva di caccia di Macossa. Davvero persona amichevole e simpatica, nonostante la sua iniziale resistenza ad instaurare una rapporto “alla pari” con me. Mi considerava come un suo capo solo perché la FAO gli pagava le diarie per i giorni di lavoro, ma presto – per fortuna – l’ho convinto che non è l’istituzione di appartenenza a dover definire i livelli di relazione. Edgar è un tipo intelligente, curioso e informato, ma non ancora abbastanza coraggioso da provare a contrastare l’ambiente di lavoro, strettamente influenzato dalla politica e dal clientelismo (secondo quanto mi racconta), ma almeno non è salito sui carretti della campagna partitaria del personale di stato. Ma soprattutto Edgar è anche un giovanissimo padre che – contrariamente a quanto capita in altre famiglie mozambicane – ha deciso di stare vicino al bambino (non proprio desiderato) e alla propria ragazza cercando di far maturare a poco a poco la famiglia nata quasi per caso, massimizzando i –relativamente - pochi soldi (circa 160-200 $ al mese) che riceve come salario.
Ovviamente non potrò dimenticare Joaquim, un altro ragazzo di Chimoio che ho incontrato in cima alla Cabeça do Velho (il monte sacro alla periferia della città) durante la prima passeggiata che fatto appena arrivato, ad Aprile. Joaquim è un tipo davvero super-tranquillo e super educato, quasi dimesso, ma curioso di conoscere nuove lingue e culture, disponibile a conversare su temi diversi (dalla politica locale alla religione, dalle tradizioni africane alle bellezze naturali del paese). Sogna di fare il “turista internazionale”, ma per quest’anno si è accontentato di accompagnarmi in qualche escursione per conoscere qualche nuovo posto turistico della sua provincia così da poter – un giorno – accompagnare altri turisti e guadagnare abbastanza per aiutare a sostentare la sua numerosa famiglia e magari realizzare qualcuno dei suoi sogni. Con Joaquim non è stato sempre facile ritrovarsi dato che l’unico cellulare della famiglia era usato dal padre che però rimane fuori casa per l’intera settimana per coltivare il loro appezzamento di terra a più di un’ora di distanza dalla città. Ma grazie ai cellulari che riusciva a farsi prestare dagli amici o dalle persone lungo la strada siamo quasi sempre riusciti a mantenerci in comunicazione.
Non dimenticherò Fungai e le sue numerose telefonate nei fine settimana per invitarmi a vedere le sue opere di scultura su pietra e la sua officina. Fungai è davvero un artista emergente, figlio di un altro artista morto quando ancora lui era bambino. Le sue opere (sculture di medie grandi dimensioni su travertino nero facilmente procurabile nello vicino Zimbabwe) sono già state esposte negli Stati Uniti e in Europa, ma lui continua ad essere un umile sculture più interessato a far emergere i propri sentimenti dal blocco di pietra che ad arricchirsi. E la sua attività ha anche un valore sociale perché, da orfano, cerca di coinvolgere altri giovani orfani ad imparare il mestiere per potersi un giorno riscattare e avere un lavoro di cui vivere.
Fra i colleghi ricorderò con piacere Jaime, meglio conosciuto come “Engenheiro Mussanhan”, un ingegnere forestale molto preparato tecnicamente, ma un po’ naif nell’organizzare gli interventi e sicuramente singolare nel suo portamento da “rasta man”. In realtà come rasta tradisce la dieta vegetariana a favore di una prelibata cucina spesso a base di carne selvatica che lui stesso cattura nelle battute di caccia notturne con i suoi colleghi… Al contrario di molti colleghi, è un tipo molto socievole e coinvolgente. Più volte mi ha invitato alle sue feste molto partecipati da amici provenienti da diversi “strati sociali” (lo so, è strano richiamare questo concetto, ma in Mozambico la società è ancora molto stratificata e spesso chiusa al suo interno).
Ed infine non potrò dimenticare lo “stuolo” di simpatiche ragazze che ho conosciuto in questi mesi e che continuano a bussare alla porta di casa in lacrime per la mia partenza! esagero ovviamente! ;-)
Ma in effetti essere uno dei pochi bianchi in città attrae molto l’attenzione, se poi ti dimostri anche moderatamente gentile e attento alle persone, l’amicizia – più o meno disinteressata – è quasi garantita. In realtà non sarà facile dimenticare le esclamazioni di Paolina (un’altra collega, tecnica dei servizi forestali) che grida per ogni battuta e che si diverte a pronunciare le peggiori parolacce in italiano (imparate da non so quale nostro connazionale) ignorandone (spero!) il significato…
E nemmeno dimenticherò l’ospitalità di C. e D. (per rispetto non faccio i loro nomi) e della loro famiglia che, pur vivendo in condizioni davvero indigenti non si sono vergognate di invitarmi nella loro misera casa sovraffollata e di condividere la precarietà della loro condizione: sette donne (di diversa età, dagli 80 ai 14 anni) con 2 bimbi (di 1 e 2 anni) e con mariti o fidanzati quasi inesistenti o lontani. In questa famiglia allargata solo D. ha un lavoro e se anche arrivano ogni tanto i contributi dei padri dispersi nel paese, è davvero difficile pensare con serenità al futuro.
Attraverso questi amici ho potuto andare oltre la superficie della realtà mozambicana (per lo meno di quella di Chimoio) e conoscere le vere storie della gente, fatte di semplicità ma anche di desiderio di riscatto. Di accettazione – spesso passiva – della realtà di disuguaglianza sociale, ma anche con la capacità di sorridere alle difficoltà e cercare la festa anche nella miseria.
Grazie a loro mi sono sentito un po’ meno straniero e un po’ meno “padrone bianco”. So che loro si sentono orgogliosi di poter avere contatti con un “occidentale”, ma forse l’orgoglio più grande è mio, per aver potuto ottenere la loro fiducia e la loro amicizia.
Anche per stavolta è tutto, vi rimando al prossimo aggiornamento che forse vi arriverà quando già sarò rientrato in Italia…
Un abbraccio a ciascuno
Diego
venerdì 21 novembre 2008
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