lunedì 21 luglio 2008

A volte ritornano...

Chimoio, 17 luglio 2008

Carissimi, ben ritrovati! Qualcuno pensava che fossi scomparso inghiottito da un leone o dai cattivissimi ippopotami (si dice sia l’animale più pericolo per l’uomo)?! …Beh, non ancora (anche se mi sono ritrovato a lavorare in un distretto in cui un leone, ormai ferito da vari anni, gironzolava di comunità in comunità in cerca di qualche gallina facilmente catturabile…), ma è davvero imperdonabile il ritardo con cui mi rifaccio “vivo”!!

Vabbè, almeno il silenzio è stato dovuto alle varie attività in cui sono stato coinvolto in questi ultimi mesi, e non certo alla noia! Poi sono arrivate anche le 2 settimane di ferie (ad inizio Luglio) durante le quali sono venuti a trovarmi i miei genitori, e quindi il tempo libero (giustamente!) è stato ancora meno…

Cercherò di farvi un piccolo riassunto degli avvenimenti più importanti di questi ultimi mesi, evidenziando qualche aneddoto interessante…

Come credo aver avuto già modo di dirvi, da inizio maggio mi trovo a Chimoio, una cittadina (capoluogo della provincia di Manica) situata al centro del paese, lungo la strada che da Beira (sulla costa) porta verso lo Zimbabwe, che da qui dista meno di 100 km.

Mi sono trasferito per poter seguire più da vicino le attività dei progetti FAO legati alla gestione comunitaria delle risorse naturali (faunistiche e forestali) e rinforzare un po’ la presenza al fianco dei tecnici ministeriali dell’assistenza agraria (qui chiamati “estensionisti”) per il progetto in cui già ero stato coinvolto a Maputo (che è implementato anche in alcuni distretti di questa provincia).

Il trasferimento non è stato facile né immediato, soprattutto per gli aspetti logistici, ma la fortuna mi aiutato un po’ e ho trovato un’accogliente casetta dopo qualche giorno di ricerca, grazie all’intuito di un collega che aveva visto il cartello esposto dal proprietario solo da pochi giorni…infatti, straordinariamente, Chimoio sta diventando una meta sempre più richiesta, soprattutto dagli zimbabwiani (boeri bianchi o africani “originari”) in fuga dai disordini e dall’instabilità socio-economia legati alle incerte elezioni che si protraggono ormai da qualche mese, a causa della cocciuta volontà di Mugabe di non lasciare il potere (dopo oltre 30 anni di presidenza!).

A parte questo, Chimoio rimane una cittadina tranquilla e accogliente, circondata da un paesaggio piuttosto verde (ma che poco più a nord diventa subito secco, soprattutto in questo periodo) e da qualche rilievo (a poche centinaia di km ci sono i famosi monti Chimanimani che separano il Mozambico dallo Zimbabwe e il monte Binga, il più alto del paese…) che rende la regione piuttosto attraente dal punto di vista turistico.

L’ambiente di lavoro è molto più piccolo e famigliare rispetto a quello di Maputo, ma molto più stimolante – almeno per me – soprattutto per le possibilità più frequenti di andare sul campo e conoscere le comunità per cui si lavora.

E proprio stando qui (come già raccontavo a qualcuno) ho potuto partecipare all’interessante esperienza di censimento e visita delle comunità rurali presenti in un vasto (qualche decina di migliaia di ettari) territorio di savana (con aree di foresta più fitta lungo i versanti di alcune montagne) utilizzato – fin dall’epoca coloniale – a coutada (cioè a riserva di caccia che i portoghesi gestivano sia per la caccia sportiva che commerciale). Tali aeree di riserva non sono mai state revocate dopo l’indipendenza del Mozambico (1976), ma i successivi anni di guerra interna fra FRELIMO e RENAMO[1] (qui detta “guerra di destabilizzazione”) ne hanno profondamente mutato l’assetto e l’utilizzo, visto che molte popolazioni in fuga si sono rifugiate in queste aree che, oltre a fornire un minimo di protezione, offrivano anche qualche animale cacciabile per la sussistenza. Probabilmente alcune comunità erano già presenti anche durante l’epoca coloniale (anzi, senza dubbio!) ma questo non sempre è riportato sulle mappe geografiche dell’epoca coloniale…

Di fatto, le aree di coutada non sono mai sparite dal patrimonio nazionale del Mozambico ed è per questo che da qualche anno vari operatori, per lo più stranieri, stanno richiedendo al Governo di avere in concessione tali aree per poterle sfruttare a fini di attività turistico-venatoria, ospitando i turisti (per lo più statunitensi, ma anche portoghesi, spagnoli e bianchi sudafricani) disposti a pagare qualche migliaia di $ per un trofeo di antilope, gazzella, elefante o facocero… Il Governo (ed in particolare il ministero del turismo, responsabile dell’assegnazione di tali aree) riceve con favore l’interesse di tali operatori che però, almeno inizialmente, non avevano fatto i conti con le popolazioni presenti sulle superfici e ai loro diritti di possesso della terra (anche questi regolati dalla legge mozambicana che decreta in 10 anni di presenza su un determinato territorio il tempo minimo necessario per ottenerne il possesso). Onde evitare il sorgere di eventuali conflitti con le comunità locali (che di fatto da anni si dedicano alla caccia di frodo, all’apertura di aree coltivabili e all’incendio delle stesse aree per la fertilizzazione annuale o per cacciare i topi nei periodi di siccità e scarsità delle scorte alimentari, tra settembre e dicembre) gli operatori sono disposti a corrispondere ad ogni villaggio una somma in denaro derivante dal premio che ogni turista paga in base al numero e specie di animale catturato, purché i contadini si impegnino a non aprire nuove aree coltivabili, a non bruciare o cacciare, nelle zone di ripopolamento o di caccia esclusiva. Questa specie di indennizzo si somma a quello riconosciuto dallo stesso Governo che destina alle comunità locali il 20% della tassa di concessione che esige all’operatore della coutada.

Affinché tutto ciò avvenga con equità ed efficienza è necessario che le comunità vengano identificate, censite e messe in relazione con l’operatore e gli organi di governo locali. Tale lavoro risulta piuttosto dispendioso in termini di tempo e fondi e per questo l’operatore (e le istituzioni governative) si sono rivolti alla FAO affinché accompagnasse i servizi tecnici locali (turismo, agricoltura e foreste, geografia, ecc.) nello svolgimento di tale indagine.

Io ho potuto partecipare ad una di queste missioni in indagine sul campo durante la quale, oltre che ad identificare e registrare le comunità, dovevamo anche verificare gli effettivi limiti della coutada e investigare la presenza, o meno, di animali di grossa taglia al suo interno (attraverso interviste agli stessi componenti delle comunità o ad autorità locali). E’ stata una bellissima occasione di “immersione” nel mondo rurale di questa parte del Mozambico, passando di comunità in comunità con la nostra equipe tecnica e l’accompagnamento di alcuni leader comunitari che ci aiutavano con le traduzioni in lingua locale (il chi-sena) e l’interpretazione degli aneddoti che ci venivano raccontati. Chiedevamo ad ogni comunità di rappresentare su un grande foglio di carta la mappa del proprio villaggio, indicandone i confini naturali e gli elementi naturalistici o infrastrutturali (montagne e foreste più o meno sacre, ruscelli ed altre fonti d’acqua, scuole o altri edifici permanenti) che ne testimoniassero la presenza sul territorio da lungo tempo e – al contempo – la presenza di elementi naturalistici che potessero favorire il ritorno o il transito della fauna cacciabile (purtroppo al momento le specie più appetite risultano fortemente decimate dagli anni di guerra, di bracconaggio e dall’aumento della presenza antropica). Normalmente lavoravamo separatamente con gruppi di donne e uomini, confrontando poi le rappresentazioni ottenute. Tale esercizio, oltre a permettere un auto-apprendimento delle comunità sull’entità del territorio cui vivono permetteva anche di evidenziare anche alcuni conflitti esistenti all’interno delle stesse comunità o con le comunità vicine. Era l’occasione per le donne di rivendicare alcuni diritti come il facile accesso alle fonti d’acqua (possibile attraverso il mantenimento delle minime infrastrutture o dei sentieri da parte degli uomini) o alle infrastrutture (come il mulino a motore che, quando rotto, gli uomini non sempre avevano interesse a riparare). Infine, le riunioni permettevano di spiegare le necessità di gestione dell’operatore e i benefici derivabili da una aperta collaborazione con lo stesso, piuttosto che contrastarne la presenza col bracconaggio o l’incendio incontrollato delle aree di savana…

Per noi, ed in particolare per me, invece è stata l’occasione per “immergerci” completamente in queste realtà fuori dal tempo e dallo spazio lontane non solo dal mondo occidentale, ma anche dal mondo mozambicana delle città o dei grossi centri abitati (e lontanissime anche fra di loro, raggiungibili solo dopo diverse ore di jeep a velocità bassissima attraverso sentieri percorsi usualmente solo da gente a piedi o in bicicletta). Per 2 settimane (o quasi) ci siamo ritrovati a condividere l’assenza di mezzi di comunicazione, di luce elettrica, di tetti solidi (noi fortunatamente dormivamo in tende moderne e a prova di zanzare) e di acqua corrente (in qualche occasione è toccato anche a noi lavarci e cucinare con l’acqua che qualche donna gentile andava a ricavare dal fiume in secca, scavando con mezzi rudimentali la sabbia dell’alveo per ottenere l’acqua della falda in profondità).

E’ stata un’occasione unica di contatto e relazione fra due mondi molto lontani, in cui spesso non ci rimanevano che gli sguardi (almeno nel mio caso che non conosco la lingua locale) per comunicare la gratitudine, l’ospitalità o l’amicizia. In un caso l’arrivo della nostra jeep è stato un vero e proprio evento che ha generato spavento soprattutto nei bambini che, fino all’età di otto anni, non avevano mai visto un’automobile e non ne conoscevano il rumore…incredibile! Violento?!...beh, forse, ma grazie alla sensibilità e professionalità della nostra capo-equipe (mozambicana nativa delle regione) questo lavoro è risultato realmente uno strumento di dialogo ed indagine nelle comunità, permettendo loro di entrare in contatto con le istituzioni locali e rivendicando i propri diritti difronte all’operatore che, in ogni caso, avrebbe tutto il diritto di gestire l’aerea come una riserva di caccia integrale.
Non sono stati sempre incontri cordiali e positivi, ovviamente, anzi in qualche caso ci si è scontrati con la mentalità chiusa e tradizionalista dei contadini che spesso conservano usi e costumi tipici di un epoca che non sembra passare. Fra le varie componenti, risulta ancora molto diffusa la poligamia (soprattutto per le autorità tradizionali che si dotano di 4-5 moglie per poter lavorare i propri possedimenti terrieri ed assicurarsi una adeguata discendenza) che spesso genera realtà di vero e proprio abuso delle donne-regazzine, che vengono compravendute dalle famiglie come una qualsiasi merce di scambio. La verginità di una adolescente (anche di 11 anni!) può essere comprata per meno di 100 Euro…

Oltre a questa profonda esperienza ho avuto modo di girare altre aree rurali della zona per verificare lo stato di implementazione di altri (micro-)progetti FAO. Anche in queste caso, attraverso un facilitatore locale, ho potuto entrare in contatto con diverse comunità locali (agricoltori, pescatori, allevatori e falegnami) ma spesso non è stato bello riscontrare le inefficienze o i ritardi, provocati dalla stessa FAO, nella consegna dei materiali o nella formazione dei beneficiari, risultando con disanimare i gruppi beneficiare che spesso confidano ciecamente nelle organizzazioni internazionali…anche questo fa parte dell’esperienza di lavoro in questi contesti.
Oltre a queste esperienze di campo, umanamente molto intense e paesaggisticamente molto gratificanti, anche la vita a Chimoio offre vari spunti di riflessione.

Da una parte le problematiche ambientali di questa parte del paese, che è fra le più fertili e produttive dal punto di vista agricolo (soprattutto frutta e ortaggi) ed industriale (da sempre Chimoio è stata un considerata piuttosto ricca e strategica per gli investimenti industriali, forse per la sua vicinanza allo Zaimbabwe e ad alcune miniere di metalli preziosi tutto non del tutto sfruttate), dall’altra il recente intensificarsi di alcuni fenomeni un tempo trascurabili (secondo il parere dei propri abitanti locali).

Anche a Chimoio è in aumento il fenomeno dei bambini di strada e, fra questi, quelli che accettano di mettersi al servizio di qualche cieco come guida per poter ottenere una parte delle offerte che riescono a fargli raccogliere e assicurarsi un po’ di protezione durante la notte dall’abuso di altri adulti che vivono per la strada…per quanto precaria possa essere tale protezione. LA stampa locale riporta addirittura che molti bambini emigrano dai villaggi o dalle città minori per incontrare il proprio “cieco” nei centri maggiori…

Sono in aumento i disordini determinati dalla presenza via via più numerosa degli immigrati zimbabwiani in fuga dal loro paese sempre più instabile e inospitale. Ma, nonostante da mesi la situazione sia davvero precaria, il Mozambico non ha ancora elaborato una strategia di ospitalità…solo in questi giorni si inizia a parlarne e ad organizzare le prime riunioni di coordinamento delle varie istituzioni…

Fra questi emigranti non mancano le prostitute che spesso si offrono per pochi dollari ai tanti trasportatori (o lavoratori di passaggio) che attraversano Chimoio lungo la strada nazionale che porta appunto in Zimbabwe (verso Ovest) o in Malawi (verso Nord). E purtroppo la Polizia locale, invece che tentare di monitorare il fenomeno risulta per approfittarne ed estorcere denaro alle stesse prostitute in cambio dell’immunità (ne ha parlato la stampa locale).

Inoltre, ai rifugiati zimbabwiani si sommano i migranti mozambicani di rientro dal Sud Africa dopo gli episodi di xenofobia accaduti in quel paese vicino in aprile e maggio. La stampa europea ne ha parlato poco, ma in diverse occasioni i lavoratori mozambicani che si trovavano lì da vari anni sono stati letteralmente torturati e (in alcuni casi brutalmente uccisi) dal altri neri sudafricani con il preteso di essere concorrenti scomodi per il mercato del lavoro…la situazione sembra essere tornata sotto controllo, ma come si vede le dinamiche di intolleranza razziale sembrano ripetersi in vari contesti, anche lì dove il superamento (almeno formale) dell’apartheid avrebbe dovuto infondere un senso di maggiore capacità di tolleranza e rispetto dello straniero…(ogni riferimento alla situazione in Italia è puramente, ma tristemente, casuale!)

Vi potrei raccontare molti altri aneddoti ed episodi, ma li riservo per qualche chiacchierata la mio ritorno o qualche futuro resoconto (prometto, cercherò di essere più puntuale!).

Intanto vi saluto e vi abbraccio, uno a uno…

Ciao! Atè a proxima..

Diego


[1] FRELIMO e RENAMO sono i due principali partiti dello schieramento politico mozambicano. Il primo è sorto come movimento di liberazione clandestino (in Tanzania) che nel 1976 portò il paese all’indipendenza del Mozambico. Non appena si insediò come partito di matrice marxista-leninista (con appoggio di Russia, Cina e altri paesi africani di allineati) fu contrastato dalla RENAMO, movimento di schieramento opposto sorto grazie all’appoggio del Sudafrica, Botswana (Stati Uniti?!) e altri paesi liberisti filo-occidentali. Il contrasto fu fin da subito violento e portò ad un interminabile guerra che durò più di 16 anni, conclusasi con la firma degli accordi di pace nel 1992 a Roma e con milioni di vittime in tutto il paese (per lo più civili). Dal ’92 il partito al potere è sempre rimasto il FRELIMO, ma negli anni e la successione dei vari presidenti (Machel, misteriosamente assassinato, Chissano e l’attuale Guebusa) il profilo ideologico è progressivamente virato dall’ideale marxista a quello socialista e decisamente capitalista attuale, in cui i vari funzionari di Stato – compreso il presidente – sono azionisti delle maggiori imprese del paese e non solo, speso in concorrenza con le poche aziende statali rimaste… Dal punto di vista amministrativo, nonostante la definizione di paese democratico, siamo di fronte ad un governo monopartitico che controlla tutte le sedi amministrative a livello centrale e periferico (persino le autorità tradizionali di villaggio sono invitate ad iscriversi al FRELIMO) eccetto un solo municipio (quello della città costiera di Beira, al centro del paese) dove è in carica un sindaco della RENAMO. In autunno ci saranno le elezioni “autarchiche”(a livello di municipalità, appunto), si annuncia qualche mutamento di panorama, ma staremo a vedere… Di fatto, al momento, se non si patteggia per il FRELIMO è molto difficile accedere ad un incarico nelle istituzioni pubbliche (ciò non toglie che molti abbiano la tessera di entrambi i partiti!). Tale situazione di discriminazione è stata recentemente denunciata anche dalla conferenza episcopale mozambicana (CEM), ma il Governo rimane immune a tali provocazioni…

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